Negli ultimi giorni abbiamo letto alcuni articoli di importanti quotidiani(Il Corriere della sera; La Stampa) che mettono in guardia i lettori dai possibili rischi derivanti dall’uso improprio dell’alluminio in cucina, in particolare per quanto riguarda la cottura e la conservazione dei cibi.

Gli articoli, ci teniamo a specificarlo, non hanno un tono allarmistico (che d’altra parte sarebbe stato totalmente ingiustificato) si limitano semmai a far emergere la necessità della consapevolezza nell’utilizzo quotidiano di oggetti e imballaggi in alluminio, per usarli al meglio. Tuttavia, come purtroppo accade sempre più spesso, quando una notizia viene pubblicata e ricondivisa sui social media, le sue intenzioni originarie si perdono in una marea di commenti che spesso la snaturano; gli utenti tendono a limitarsi alla lettura del titolo, senza approfondire la notizia, e in breve si creano “leggende metropolitane” che destano inutilmente preoccupazione.

Come produttori di tubetti deformabili in alluminio destinati anche all’industria alimentare, abbiamo a cuore la salute e la tranquillità dei consumatori. E ci siamo sentiti in obbligo di fare un po’ di chiarezza. 

Imballaggi in alluminio in cucina

Distinguiamo due tipi di imballaggi di alluminio che hanno a che fare con gli alimenti:

  • Imballaggi in alluminio che vengono utilizzati dall’industria alimentare per conservare e distribuire gli alimenti, come i tubetti in alluminio del concentrato di pomodoro o le lattine che contengono mais, fagioli etc.
  • Imballaggi in alluminio che vengono venduti “sfusi” in quanto saremo noi ad utilizzarli per conservare i cibi avanzati e magari riporli in frigorifero; è il caso delle vaschette in alluminio e dei fogli di alluminio (la cosiddetta “carta stagnola”, come viene chiamata più comunemente).

Gli articoli si soffermano soprattutto su quest’ultimo caso e sulla possibilità che il metallo “interagisca” con gli alimenti, rendendo possibile la migrazione di ioni di alluminio dall’involucro al cibo. Come riportano gli articoli, si tratta di quantità minime e difficilmente potrebbero diventare problematiche; tuttavia, assumere comportamenti virtuosi in grado di ridurle non può che giovare alla nostra salute. Tra questi comportamenti ricordiamo evitare di conservare in fogli o vaschette in alluminio cibi troppo caldi, acidi o salati.

Ricordiamo che l’alluminio non è, di per sé, un materiale tossico, tanto che risulta contenuto naturalmente in alcuni cibi, come cerali, funghi, spinaci, tè… come per tutte le sostanze, tuttavia, ci sono limiti di assunzione che è bene rispettare. La European Food Safety Authority (EFSA) ha stabilito che per un adulto questo limite è in 1 milligrammo di alluminio per chilo di peso alla settimana.

L’alluminio nell’industria alimentare

Attenzione, però: queste raccomandazioni valgono solo per gli imballaggi in alluminio venduti “sfusi” e utilizzati da noi direttamente in cucina; non sono invece necessari per quelli del primo tipo, ovvero imballaggi utilizzati direttamente dall’industria alimentare, che sono assolutamente sicuri e a prova di qualsiasi migrazione. Vediamo meglio perché.

Chi produce packaging in alluminio per alimenti è già obbligato a seguire rigide normative dettate dall’Istituto Superiore di Sanità (riportate anche nell’articolo del Corriere), proprio per evitare la “migrazione” di alluminio dall’imballaggio al cibo.

Vi sarà capitato di aprire una lattina di legumi o di mais, e vedere che l’interno non è di metallo bensì appare bianco.

Si tratta di un rivestimento interno (in gergo, “coating”) che viene inserito per evitare il contatto diretto dell’alluminio con il cibo.

I tubetti in alluminio Favia seguono lo stesso procedimento produttivo: al loro interno viene inserito uno strato di materiale inerte, ovvero che non reagisce chimicamente con gli alimenti, totalmente atossico, insapore e inodore. Si tratta di una resina epossifenolica; la presenza di sostanze nocive è verificata in base alla normativa Europea vigente.

La produzione Favia viene sottoposta a scrupolosi controlli per assicurarsi che i tubetti risultino aderenti ai più elevati standard di qualità. L’idoneità al contatto alimentare è testata periodicamente sulla base del protocollo previsto dalla Legge (prove di migrazione); il nostro Controllo Qualità segue ogni fase della produzione ed è a disposizione delle aziende clienti per informazioni e per supportarli nelle necessarie certificazioni.

Decenni di esperienza come partner di importanti aziende farmaceutiche multinazionali ci hanno portato a sviluppare un metodo di lavoro che punta all’eccellenza in ogni fase del processo produttivo, tenendo conto delle necessità e delle aspettative del consumatore finale.

In sintesi, potete acquistare tranquillamente prodotti alimentari in tubetti di alluminio, come avete sempre fatto: all’interno dei tubetti, pasta d’acciughe, concentrato di pomodoro, marmellate, salse, creme, composte e tutti gli altri alimenti a cui siete abituati sono assolutamente al sicuro. Buon appetito!

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