In questi giorni Milano è sulle prima pagine di tutti i giornali del mondo: la causa, purtroppo ben nota, è il Coronavirus. Una realtà che stiamo vivendo direttamente, dal momento che il nostro stabilimento si trova alle porte della città.

Lasciando da parte le constatazioni di carattere medico-sanitario (che lasciamo alle istituzioni preposte a gestire l’emergenza) c’è un aspetto di questa vicenda che ci ha particolarmente colpito: l’errata interpretazione d’uso di comuni dispositivi sanitari di prevenzione, come mascherine o guanti in lattice.

Sui social media e in televisione si rincorrono immagini di persone che indossano mascherine e guanti, nei contesti più disparati: in metrò, negli uffici, nei supermercati presi d’assalto, persino in parchi e spazi aperti. Si tratta di prodotti di largo consumo, generalmente di facile reperibilità, ma in questi giorni sono talmente richiesti che rischiano di diventare introvabili (insieme ai flaconcini di disinfettanti liquidi o in gel); in alcuni casi si è anche assistito a un vertiginoso rialzo dei prezzi.

Cosa non torna? Semplice: come più volte ribadito dalla autorità sanitarie e riportato da giornali autorevoli, le mascherine vanno indossate solo se si sospetta di aver contratto il coronavirus e in presenza sintomi quali tosse o starnuti, oppure se ci si prende cura di una persona con sospetta infezione da nuovo coronavirus. Il loro scopo principale è tutelare la salute di chi ci sta intorno e vanno comunque accompagnate da altre misure igieniche, come lavarsi spesso le mani. La “corsa alla mascherina” è pertanto ingiustificata. Ma nonostante si continui a puntualizzarlo, le persone continuano ostinatamente a cercarle e a indossarle. Discorso simile per i guanti in lattice: spesso in televisione si vedono persone indossarli, toglierli, tenerli in mano, appoggiarli su qualsiasi superficie. Se l’intenzione è evitare davvero il contatto con microbi potenzialmente rischiosi, andrebbero tolti con accortezza. E invece…

Ma perché? Eppure le informazioni sul corretto utilizzo di questi dispositivi non mancano: si trovano sui quotidiani, in Rete, vengono ribadite in televisione.

Il problema è arrivano sempre disgiunte dal dispositivo stesso.

L’utilizzo di un farmaco o di uno strumento sanitario non dovrebbe mai essere dato per scontato, specialmente da parte di non-professionisti o persone poco esperte. In un momento di grande agitazione, è necessario avere immediatamente disponibili informazioni affidabili sul loro uso corretto, anche attraverso esempi concreti. Altrimenti, si configurano due possibilità:

a) le persone non si informano, ma seguono solo il loro intuito, commettendo inevitabilmente errori;

b) le persone si informano autonomamente online, dove è molto difficile distinguere tra notizie certe e fake news.

Certo, esistono i libretti informativi: ma spesso risultano di difficile interpretazione e poco immediati; inoltre, molto spesso vanno persi.

Servono invece soluzioni di comunicazione in grado di legarsi in modo stabile al farmaco o al dispositivo stesso.

Per questo abbiamo creato lo Smart Tube: un tubetto in alluminio “intelligente”, capace di interfacciarsi con un’app mobile gratuita. Basta scansire il tubetto da qualsiasi angolazione con l’app per venire rimandati a contenuti digitali esclusivi. Il segreto è in un codice “invisibile” che viene nascosto all’interno dell’artwork di stampa sull’intera superficie del tubetto. Un vero e proprio canale di comunicazione digitale diretto tra il prodotto sanitario e il suo utilizzatore. I vantaggi di questa soluzione sono molteplici:

– è duratura nel tempo: non si lega a un foglietto (che si perde facilmente o si rovina) né alla scatola in cartone (che si butta subito) bensì al packaging primario, ovvero il tubetto in alluminio per farmaci; inoltre, il codice resta sempre leggibile, anche quando il tubetto è usato, schiacciato o completamente spremuto.

– È multimediale: al codice digitale possono essere collegati siti web, video esplicativi su come utilizzare il prodotto, interviste video con i consigli del medico, survey di prodotto, pagine Facebook e persino podcast. Ad esempio, il foglietto illustrativo può essere reso disponibile in più lingue oppure in versione audio, per agevolarne la fruizione a non vedenti o ipovedenti.

– È sicuro. Il codice è unico e non duplicabile, protetto da sofisticati sistemi di sicurezza informatica a ulteriore garanzia anticontraffazione sia per quanto riguarda il prodotto sia per quanto riguarda i suoi contenuti informativi. Inoltre, consente all’azienda di avere statistiche generali sulle scansioni, utili a comprendere gli interessi del pubblico.

Per l’azienda farmaceutica, un asset importante; per gli utilizzatori del farmaco, un reale valore aggiunto.

Per darvi un’idea concreta delle possibilità offerte da Smart Tube, abbiamo creato un esempio: Revelio, una pomata “immaginaria” per combattere la psoriasi e contemporaneamente diffondere informazioni di valore su come trattarla e conviverci.

Visitate il sito di Revelio e fateci avere le vostre opinioni inviandoci una mail a info@favia.it: saremo lieti di inviarvi un campione di Smart Tube.