Il primo tubetto deformabile uscito dal Tubettificio Favia oggi avrebbe 85 anni. Un tubetto non ancora in alluminio ma in stagno o in piombo, come si usava negli anni Trenta.

In quel periodo, la vita quotidiana cominciava a cambiare. Si diffondeva il gusto della modernità e una nuova cultura dei consumi: l’industrializzazione aveva reso accessibili numerosi prodotti a un vasto pubblico, che stava imparando ad apprezzarli e a riconoscerli grazie alla pubblicità.

Questo però poneva delle nuove sfide, legate alla conservazione, al trasporto, alla distribuzione e persino all’utilizzo di questi prodotti. Nasceva il concetto di “packaging” in senso moderno e la necessità di trovare nuove soluzioni. In particolare per liquidi e semisolidi come paste, creme, composte, ma anche pomate e unguenti.

I settori Farmaceutico e Cosmetico risentono particolarmente di questi cambiamenti. Il contenitore del farmaco deve infatti assicurare la miglior protezione contro gli agenti esterni che potrebbero alterarlo, come la luce o lo stesso contatto con l’aria, ma deve contemporaneamente essere semplice da utilizzare e da conservare.

Caratteristiche che riguardano anche il mondo della Cosmesi, che negli anni Trenta vive un vero e proprio boom. Complice il cinema, si diffonde infatti una nuova immagine femminile: una donna che vive attivamente in società, lavora, si sposta autonomamente e porta con sé i cosmetici in borsetta. Il packaging cosmetico moderno doveva quindi essere pratico, leggero e soprattutto richiudibile!

Il tubetto deformabile: un packaging innovativo

Queste tendenze vennero abilmente intercettate da un imprenditore di Bari, Michele Favia, comproprietario di una ditta di cosmetici che già utilizzava con ottimi risultati i tubetti in stagno, soprattutto per pomate e dentifrici. Nato negli USA, il tubetto in metallo era originariamente stato progettato come soluzione per tempere e colori a olio, ma la sua duttilità lo aveva reso subito appetibile per altre applicazioni.

Favia ne comprese il potenziale e capì che la richiesta di mercato nel tempo sarebbe aumentata. Decise quindi di dare una svolta alla sua vita: si trasferì a Milano e fondò quella che oggi definiremmo una “startup”: il “Tubettificio M.Favia”. La “mission”? “Produzione di tubetti di stagno, piombo e piombo stagnato, greggi (grezzi, ndr) e litografati”.

Per l’epoca, una vera innovazione. Ma fu solo l’inizio: la famiglia Favia non poteva immaginare quanti avvenimenti avrebbe affrontato l’azienda nei decenni a venire.

La distruzione a causa dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale; la ricostruzione industriale; la scelta di resistere alla tentazione della plastica e concentrarsi solo su un materiale ecologico e riciclabile: l’alluminio. Infine, il consolidamento di una posizione di rilievo nel packaging farmaceutico a livello internazionale.

I tubetti deformabili in alluminio Favia: dal XX secolo al Secondo Millennio

E oggi? Oggi continuiamo sulla scia di quella lontana intuizione: consideriamo i tubetti deformabili in alluminio il packaging ideale per molti prodotti, non solo nel Pharma e in Cosmesi, ma anche nel settore Alimentare.

Abbiamo arricchito il “classico” tubetto con innovazioni in grado di caratterizzarlo, come l’esclusivo metodo di stampa ToBeUnique, che consente splendidi effetti di design, o l’introduzione del bocchello oftalmico a punta morbida.

La scelta di rimanere fedeli all’alluminio oggi incontra una nuova sensibilità dei consumatori finali, molto più attenti che in passato agli aspetti di sostenibilità ambientale legata al packaging. Anche per questo, nel 2019 è nato ToBeNatural, il tubetto in alluminio con capsula compostabile, quindi gettabile nella frazione umida dei rifiuti.

Il naturale complemento all’alluminio, riciclabile al 100% senza perdere le qualità originarie e con un dispendio energetico inferiore del 95% rispetto alla produzione di materia prima.

Italo Calvino definiva un “classico” come “un libro che non ha mai finito di dire quello che ha da dire”. È una massima che si sposa bene a molti altri ambiti. Persino al packaging. A noi piace considerare così il tubetto in alluminio, come un grande “classico”. E siamo certi che nelle sfide di mercato dei prossimi decenni avrà ancora molto, moltissimo da dire!