Quanta confusione riguardo al corretto riciclo dell’alluminio! Sulla nostra pagina Facebook si susseguono commenti da cui emergono diversi dubbi che è giusto chiarire una volta per tutte. Per fare un po’ di chiarezza, abbiamo chiesto l’aiuto di CiAL, il Consorzio Nazionale Imballaggi Alluminio, di cui Favia fa parte da molti anni. 

Oltre ad occuparsi della raccolta e del recupero dell’alluminio, CiAL svolge attivamente un’opera di divulgazione per diffondere la cultura del riciclo. Un impegno che siamo ben felici di condividere, in particolare per l’ultima campagna #nonsololattine, per sensibilizzare gli utenti sull’importanza di riciclare ogni tipo di packaging in alluminio, anche i più piccoli, oltre le “classiche” lattine di bibite e birra. 

Ecco dunque il debunking sul corretto riciclo del packaging in alluminio

I tubetti in alluminio contengono nichel? 

Falso: l’alluminio utilizzato è puro al 99,7% e le impurezze residue sono regolate da precise Norme di settore. Prima dell’utilizzo vengono verificate le analisi di ogni lotto di alluminio, eseguite dal fornitore di materia prima. La purezza dell’alluminio deve soddisfare i requisiti richiesti dalle normative. I tubetti in alluminio Favia offrono un efficace schermo alla luce e all’aria, tutelando l’integrità del contenuto. Sono sottoposti a rigidi test di controllo che assicurano il totale rispetto delle normative vigenti. Prodotti interamente in alluminio, senza nessun tipo di lega, devono soddisfare i requisiti di purezza della norma EN 573-3, che regolamenta le eventuali impurezze di altri metalli, come ad esempio il Nichel. 

L’alluminio sporco delle scatolette, la carta stagnola usata per conservare i cibi si riciclano ugualmente? 

Vero, qualsiasi packaging realizzato in alluminio anche sporco (olio delle conserve o altro) viene recuperato perché in uno dei primi processi di recupero attraverso procedure di ossidazione termica ed essiccazione o in seguito con la fusione qualsiasi traccia di materia organica viene purificata. 

È vero che l’alluminio può contaminare il contenuto del tubetto? 

Falso: il tubetto è protetto internamente da una sottile pellicola protettiva (coating), una resina inerte che previene il contatto diretto tra il prodotto contenuto nel tubetto (creme, salse etc) e l’alluminio. È un materiale assolutamente sicuro che protegge creando una barriera assoluta.  

Questo rivestimento interno non crea problemi in fase di riciclo? 

Assolutamente no, perché questa resina viene trattata come un residuo di materiale organico e viene purificata attraverso uno dei trattamenti senza alcuna necessità di usare sostanze chimiche o solventi. 

È possibile riciclare anche packaging “misti”, realizzati in alluminio insieme ad altri materiali?  

Vero, anche gli oggetti più piccoli. Una volta giunti all’impianto di riciclo uno dei primi passaggi che gli scarti di alluminio subiscono è quello sul rullo magnetico, che trattiene le parti in metallo separandole da eventuali residui di altra materia. 

Davvero anche i packaging più piccoli possono essere riciclati, come le carte dei cioccolatini? 

Verissimo!  Il primo passaggio nell’impianto di riciclo prevede la separazione dell’alluminio da qualsiasi altro materiale metallico o diverso attraverso un separatore magnetico che cattura anche i residui più piccoli (nel caso di packaging sottili, come i fogli di alluminio o le carte dei cioccolatini, è comunque buona abitudine “appallottolarli” per facilitare il lavoro dei sensori).

L’alluminio è un materiale molto prezioso e il suo riciclo si inserisce in un contesto virtuoso di economia circolare. Anche la carta più piccolina, unita a tutti gli altri scarti di alluminio provenienti dai rifiuti domestici, può fare la differenza. Pensiamo anche alle protezioni dei vasetti di yogurt (quelli che si “leccano”!) o della frutta frullata che piace tanto ai più piccoli. Piccoli ma super preziosi, per questo assolutamente da riciclare.