L’attenzione verso il packaging farmaceutico monodose è cresciuta esponenzialmente: la pandemia ha certamente giocato un ruolo chiave in questo senso, ma in realtà si è trattato dell’accelerazione di una tendenza che si era già consolidata negli ultimi anni come risposta a una reale esigenza di mercato. Il pubblico richiede prodotti farmaceutici pratici da utilizzare, conservare e portarsi dietro nelle mille attività quotidiane. Il packaging gioca un ruolo chiave: non deve soltanto proteggere il farmaco ma agevolarne l’utilizzo e mantenerlo sicuro anche in ambienti poco adatti ai trattamenti terapeutici, dall’ufficio alla palestra. Questo vale soprattutto per il packaging di farmaci ad uso tòpico, come pomate, creme o unguenti, che spesso giacciono sul fondo di borse sportive, zaini da trekking o valigie. Tra le varie soluzioni di packaging per questi prodotti spiccano i tubetti deformabili in alluminio ad uso farmaceutico, che nei diametri più piccoli si prestano benissimo anche all’erogazione modose o di poche dosi.

Per molte persone, si tratta di appuntamenti quotidiani irrinunciabili: pensiamo ai malati cronici oppure a chi deve sottoporsi a  trattamenti per un tempo prolungato. In tutti questi casi, e in molti altri, il packaging farmaceutico monodose può rivelarsi una soluzione ideale. Inoltre, il contenuto non viene condiviso con nessun altro e viene esposto all’aria e alla luce solo la stretta quantità che ci serve per la dose da applicare.

Non a caso, uno dei settori in cui si evidenzia maggiormente il ricorso al monodose è quello dei farmaci oftalmici. Il packaging oftalmico monodose è pratico da trasportare, sicuro, leggero e la sua semplicità d’uso ha permesso a molti pazienti di seguire al meglio le indicazioni terapeutiche. Questo vale anche per i tubetti oftalmici, perfetti per controllare l’erogazione e l’applicazione, anche su soggetti poco collaborativi (come bambini piccoli o animali).

Ma questa crescente domanda del mercato deve necessariamente fare i conti con la sostenibilità ambientale. Dinanzi all’enorme quantità di rifiuti medicali prodotta durante la pandemia, il settore farmaceutico ha dovuto iniziare ad interrogarsi sulla necessità di trovare soluzioni in grado di rispettare la salute del pianeta, oltre a quella umana (ne abbiamo parlato diffusamente anche in questo postblog). Una presa di coscienza che non investe solo il packaging, ma l’intera catena produttiva e distributiva, con particolare attenzione all’ uso responsabile delle risorse energetiche. Questo tocca in particolare quei farmaci che necessitano, per la loro distribuzione, il rispetto più rigoroso della catena del freddo. Il packaging primario e secondario può rivelarsi determinante in quest’ambito: secondo il report del 2020 “Biopharma Cold Chain Logistics Sustainability Survey” condotto dall’azienda Peli Biothermal, il 53% delle aziende intervistate considera prioritario scegliere packaging che oltre a garantire qualità e sicurezza nella catena del freddo siano in grado di tutelare l’ambiente.

Una scelta che non è affatto semplice come appare. Quando si parla di sostenibilità nel packaging, siamo portati a considerare soprattutto le problematiche legate allo smaltimento, ma dobbiamo tenere presenti anche altri aspetti: quanta energia richiede la sua produzione? Che quantità di scarti comporta? Che ricadute ha sulla catena distributiva? Il peso del packaging, il suo ingombro e la resistenza agli urti sono fondamentali nel determinare il tipo di trasporto e il suo impatto sull’ambiente: un packaging più leggero, meno ingombrante e in grado di ottimizzare gli spazi potrebbe significare un container in meno da spedire e quindi meno CO2 in circolazione! Inoltre, occorre considerare molto bene le opzioni di smaltimento. “Riciclabile” non è per forza sinonimo di “ecologico”: in che percentuale il materiale scelto può essere riciclato? Al 20% o all’80%? Esistono effettivamente processi adatti al suo recupero? E quanta energia richiede il processo di riciclo?

Ancora una volta, i tubetti di alluminio possono rivelarsi la soluzione vincente. Ecco … buone ragioni per cui i tubetti di alluminio sono il perfetto packaging farmaceutico monodose:

  • sono un grande classico del packaging per il settore farmaceutico: non hanno quindi bisogno di grandi interventi di regolatorio, perché sono già una realtà conosciuta e consolidata;
  • sono allo stesso modo conosciuti e apprezzati dal pubblico, che identifica il tubetto di alluminio con il “farmaco”;
  • Sono realmente “green”: se correttamente smaltiti, i tubetti di alluminio possono essere facilmente recuperati e riciclati, anche se sporchi, molto piccoli o completamente schiacciati! L’alluminio è infinitamente riciclabile al 100% e il suo processo di riciclo richiede il 95% di energia in meno rispetto alla produzione da materia prima.
  • I tubetti in alluminio monodose sono leggeri, facili da trasportare e da maneggiare, anche in condizioni poco ottimali, ad esempio in viaggio, perché consentono un ottimo controllo dell’erogazione.

Se state pensando di adottare i tubetti in alluminio per i vostri prodotti farmaceutici monodose, contattateci: saremo lieti di inviarvi un campione di tubetti e rispondere a tutte le vostre domande!