Diciamocelo: il mondo del pharma ha fatto enormi passi avanti negli ultimi decenni. Basti pensare al grande sforzo compiuto a livello mondiale per mitigare l’emergenza sanitaria da Covid-19. 

Tuttavia, parallelamente a questo progresso, notiamo una scarsa consapevolezza in merito all’importanza del packaging farmaceutico

È vero che la produzione di un farmaco deve sottostare a severe norme regolatorie, per via dei protocolli da rispettare e le necessarie autorizzazioni da ottenere prima della messa in commercio. Ma questo non giustifica affatto lo scarso interesse verso la ricerca di un packaging che non solo si adatti a quel farmaco, ma che tenga anche conto delle necessità dei pazienti e di chi se ne prende cura. 

Ripensare al packaging farmaceutico partendo dal paziente

Viviamo in un mondo che ci ha abituato alla personalizzazione, ai prodotti su misura per noi, plasmati sui nostri desideri ed ideati studiando a fondo come, perché ed in quale circostanza vengono utilizzati.  

Persino la pubblicità (sia quella tradizionale che quella sul web) si adatta a noi utenti, cercando di rispondere addirittura a bisogni latenti, soddisfando esigenze che neanche pensavamo di avere. 

Ma il mondo del packaging ha seguito questa evoluzione? 

Dipende dal settore: il packaging alimentare e cosmetico, ad esempio, sta attraversando un periodo di profonda trasformazione. Pensiamo a prodotti di consumo come fondotinta e fard: sono tantissime le case cosmetiche che propongono oggi soluzioni di packaging riciclabile o riutilizzabile, proprio perché hanno compreso e accolto le esigenze di un consumatore sempre più consapevole, attento alla sostenibilità e che ha adottato negli anni un approccio anti-spreco.  

Mentre, per il mondo del pharma, c’è ancora tantissima strada da fare.  

Il packaging farmaceutico è progettato esclusivamente per rispondere a standard precisi, come ad esempio, processi di produzione rapidi. Il consumatore finale e le sue esigenze passano quindi in secondo piano: il packaging farmaceutico risulta quindi freddonon riconoscibile perché carente di tratti distintivi e soprattutto poco pratico.  

Sono davvero pochi gli involucri e gli imballaggi che promuovono il coinvolgimento (anche emotivo) del paziente o lo facilitano nel caso di un uso prolungato. Inoltre, non è più possibile ignorare quanto il packaging abbia un ruolo centrale nell’esito positivo della collaborazione terapeutica tra paziente e operatore sanitario: nessuno mai può essere coinvolto nella malattia e sulle sue ripercussioni quanto il paziente e proporre un packaging che consenta la sua responsabilizzazione e crei un rapporto di fiducia tra le due parti, ha un impatto positivo, sia sulla terapia che sul benessere psichico del paziente.  

Le criticità del packaging farmaceutico

Ma cosa intendiamo esattamente con coinvolgimento, anche emotivo, del paziente? 

Pensiamo ai bambini: i genitori sanno bene quanto sia complicato somministrare un farmaco in ambito pediatrico, specie nel caso di bimbi con disabilità. Per non parlare degli anziani che presentano difficoltà motorie o visive e che spesso devono destreggiarsi tra diversi farmaci, oppure, più in generale, ai pazienti con mobilità ridotta: è facile dedurre quanto sia importante proporre una soluzione di packaging realizzato sulla base delle loro specifiche esigenze.  

Ammettiamolo: quante volte avete riscontrato dei problemi nell’ aprire uno sciroppo o a svitare un tubetto di pomata? Quante volte, applicando un farmaco specifico per orzaiolo avete rischiato di ferirvi accidentalmente? Pensate ai pazienti di cui sopra e capirete quanto sia importante stravolgere il concetto di packaging farmaceutico e riadattarlo, valutandone anche l’aspetto pratico.

Il tubetto di alluminio con bocchello morbido è la soluzione davvero user-friendly?

Certo, alcune case farmaceutiche hanno già implementato qualche piccola evoluzione in questo senso: alcuni sciroppi sono stati riproposti con un packaging monodose in bustina, molto più pratico da portare con sé e da assumere anche quando non si hanno a portata di mano un bicchiere o un cucchiaino. Alcune pomate presentano un tubetto di dimensioni più ridotte (da borsetta, per così dire) e sempre più produttori scelgono blister in polietilene piuttosto che in PVC.  

Si inizia anche a strizzare l’occhio alle innovazioni del digitale, con la stampa di un QRCode sul packaging secondario, che permette di ottenere maggiori informazioni su posologia, effetti indesiderati e approfondimenti sulla patologia in questione.  

Ma resta ancora molta strada da percorre.  

Noi di Favia siamo perfettamente consapevoli che l’ascolto e la comprensione delle esigenze del cliente siano gli aspetto primari su cui incentrare tutta la nostra collaborazione. Ed è proprio così che nasce il nostro tubetto di alluminio con bocchello morbido, dall’esigenza di un packaging oftalmico preciso, ma delicato: grazie alla punta morbida, la pelle non si irrita e non c’è il rischio di ferirsi. Il bocchello morbido, inoltre, può essere realizzato in colori differenti, per aiutare il paziente ad orientarsi tra diverse classi di prodotto. Inoltre, può venire stampato con il logo dell’azienda o del prodotto, per rafforzare sia la brand awareness sia la riconoscibilità (anche dal punto di vista della fruizione).  

Lo sleeve termoretratto in PVC applicato sul bocchello poi, rende questa soluzione perfetta per contrastare qualsiasi tentativo di contraffazione: questo dispositivo, che unisce strettamente il bocchello alla capsula, si strappa solo al momento della prima apertura evidenziando l’eventuale manomissione. La sua applicazione è controllata al 100% durante la produzione con sistemi d’ispezione automatica, garantendone in tal modo la presenza e l’efficacia.  

Smart packaging: innovazione digitale a servizio del paziente

Soprattutto per il mondo del pharma però, non abbiamo voluto fermarci a questo. L’esperienza accumulata negli anni ci ha spinto ad andare oltre, alla ricerca di qualcosa che rendesse il packaging (soprattutto quello farmaceutico) ancora più orientato al paziente e a chi se ne prende cura.  

Così nasce il nostro Smart Aluminium Tube, un tubetto su cui viene stampato un codice invisibile, rilevabile solo attraverso app mobile, che permette di accedere ad informazioni aggiuntive sul farmaco (posologia, effetti indesiderati) o sulla patologia d’interesse, con contenuti extra che l’utente può fruire direttamente dal proprio smartphone.   

È diverso da un QRCode, già in uso da alcune case farmaceutiche: questo codice invisibile, infatti, è leggibile anche se il tubetto arrotolato o schiacciato. Una valida alternativa al foglietto illustrativo, che spesso si perde o risulta di difficile consultazione. 

Questo risponde perfettamente alle esigenze di familiari e di chi assiste il paziente, fornendogli ulteriori strumenti utili alla cura e al supporto del malato, soprattutto nel caso di patologie croniche. 

Il packaging 2.0 e il tubetto di alluminio con bocchello morbido sono le innovazioni che presenteremo all’edizione 2021 del CPhI, che si terrà a Milano dal 9 all’11 Novembre. Se vuoi vedere da vicino i nostri tubetti e parlarci del tuo progetto, prenota un appuntamento allo stand scrivendo una mail a info@favia.it. Ti aspettiamo alla Fiera di Milano allo stand 6C83